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28 Dicembre 2021

Piano integrato di attività e di organizzazione (PIAO): cos’è, come farlo e i vantaggi

Il PIAO a livello strategico è una sorta di “mappatura del cambiamento”, una sorta di “testo unico” della programmazione che consentirà di realizzare un monitoraggio costante e accurato del percorso di transizione amministrativa avviato con il PNRR.

l DL 80 del 9 giugno 2021, convertito in Legge 113 del 6 agosto 2021, introduce per tutte le amministrazioni il Piano integrato di attività e di organizzazione (PIAO). Il principio che guida la definizione del PIAO è dato dalla volontà di superare la molteplicità, e conseguente frammentazione, degli strumenti di programmazione oggi in uso ed introdotti in diverse fasi dell’evoluzione normativa, e creare un piano unico di governance di un ente.

Il Piao vuole rappresentare, quindi, una sorta di “testo unico” della programmazione, nella prospettiva di semplificazione degli adempimenti a carico degli enti e di adozione di una logica integrata rispetto alle scelte fondamentali di sviluppo delle amministrazioni.

Indice degli argomenti:

  • Enti coinvolti e obiettivi del Piao
  • Il via libera al Piao dalla Conferenza Unificata

Come è strutturato il PIAO

Le linee guida del PIAO, ci permettono di avere alcune informazioni a riguardo.

Il PIAO è diviso in 4 sezioni:

  • Scheda anagrafica dell’amministrazione
  • Valore pubblico, performance e anticorruzione
  • Organizzazione e capitale umano
  • Monitoraggio

CONTINUA LA LETTURA SU https://medium.com/consorzioit/piano-integrato-di-attivit%C3%A0-e-di-organizzazione-piao-cos%C3%A8-come-farlo-e-i-vantaggi-748bfab8c922

28 Dicembre 2021
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10 Gennaio 2022

Strategia Cloud Italia, tutte le regole per applicarla in modo corretto

Elemento prioritario per la trasformazione digitale della PA, la strategia Cloud Italia si articola su tre linee di indirizzo operative: vediamo quali sono e in che modo concretizzare i principi espressi nel documento

Il cloud è elemento fondamentale per la trasformazione digitale della PA, uno degli obiettivi prioritari del PNRR. Al riguardo, il Ministero dell’Innovazione tecnologica e transizione digitale ha assunto la governance del progetto e ha pubblicato la strategia Cloud Italia nel secondo semestre 2021.

Approfondiamo le sedici pagine della strategia partendo dal suo cuore, ovvero il dato da proteggere, riorganizzando e spiegando il documento presentato in modo da capire come usarlo operativamente.

Strategia cloud Italia, l’antefatto

La strategia cloud della PA nasce qualche anno fa, ed era fino a poche settimane fa in capo ad Agid: prevedeva un percorso di qualificazione per i soggetti pubblici e privati che intendevano fornire infrastrutture e servizi Cloud alla Pubblica amministrazione, affinché queste ultime potessero adottare servizi e infrastrutture di cloud computing omogenei, che rispettino elevati standard di sicurezza, efficienza e affidabilità, in linea con le previsioni delle circolari AgID n.2 e n. 3 del 9 aprile 2018.

All’interno della strategia Cloud, AGID aveva definito il modello “Cloud della PA”, che si componeva di:

  • servizi qualificati: SaaS (software as a service), IaaS (Infrastructure as a service), PaaS (Platform as a service)
  • infrastrutture qualificate: Cloud service provider, Cloud SPC Lotto 1, Poli strategici nazionali

Dal primo aprile 2019 la Pubblica Amministrazione avrebbe dovuto acquisire solo servizi cloud qualificati e pubblicati sul “Catalogo dei servizi Cloud qualificati per la PA” (Cloud marketplace AgID). Le PA fanno del loro meglio, ma non sempre seguono quanto indicato e la pratica di controllare il marketplace Agid (ovvero il “Catalogo dei servizi Cloud qualificati per la PA”) è diventata una buona pratica ma non un “must” per la PA. Si è poi progressivamente evidenziato come entrare nel marketplace Cloud Agid è una mera “autocertificazione” di requisiti e non un controllo specifico e puntuale dei requisiti dei fornitori. Quindi la PA che acquisisce verificando prima il marketplace (dal quale non può comprare ma solo leggere cosa viene fornito ed è certificato da Agid) sa che il fornitore ha autocertificato una serie di caratteristiche, e sa anche che Agid le ha verificate formalmente ma non sul campo.

CONTINUA LA LETTURA SU https://medium.com/consorzioit/strategia-cloud-italia-tutte-le-regole-per-applicarla-in-modo-corretto-889574fce2bc

10 Gennaio 2022
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19 Gennaio 2022

PNRR, i tre pilastri di una nuova piattaforma culturale: una proposta operativa

Giuliano Pozza - Chief Information Officer at Università Cattolica del Sacro Cuore

Andrea Tironi - Project Manager — Digital Transformation

Per risolvere i problemi della PA e delle aziende italiane col PNRR non serve un supereroe, ma un programma di cambiamento che abbia come punti focali sia il governo agile dell’innovazione digitale sia l’empowerment delle persone. Ecco come realizzarlo

Che il PNRR sia l’occasione del secolo (come lo è stato il piano Marshall nel XX secolo) è un dato di fatto. E che le sue missioni (rivoluzione digitale, rivoluzione verde, infrastruttura e mobilità, istruzione e ricerca, inclusione e coesione, salute) siano sfide fondamentali, è inoppugnabile.

Il tutto va però inquadrato in un lungo periodo caratterizzato, per l’Italia, da poche riforme strutturali, continui cambiamenti governativi, pochi investimenti in ricerca e sviluppo e scarsa digitalizzazione e semplificazione burocratica.

Quindi il PNRR è l’occasione per fare quelle riforme di base che l’Europa chiede e che Draghi auspicava ai tempi in cui era il banchiere centrale in BCE (dal lontano “Whatever it takes” del 2012).

 

Riforme, il cambiamento culturale che serve al Paese

Dovremo quindi tutti lavorare non per “presenza” (prendendo spunto dal dibattito sullo smart working in corso) ma per “obiettivi”, dovremo lavorare per valore generato e non per function point (citando Diego Piacentini), dovremo lavorare per outcome e non per output.

L’Italia non è molto abituata a lavorare così. Siamo molto bravi come Paese nelle fasi di annuncio e storytelling, meno nelle fasi di esecuzione e generazione del valore.

Si tratta quindi di un cambiamento culturale molto importante e procrastinato da tempo. Come tutti i cambiamenti culturali, per attuarsi, ha bisogno di fasi di accettazione, comprensione, digestione, messa a terra e diffusione.

Forse tutto il tempo necessario a questo cambiamento non l’abbiamo, dato che il PNRR richiede continui “obiettivi raggiunti” e ogni passaggio è vincolo per l’erogazione dei fondi e per accedere al passaggio successivo.

CONTINUA LA LETTURA SU https://medium.com/consorzioit/pnrr-i-tre-pilastri-di-una-nuova-piattaforma-culturale-una-proposta-operativa-712bb726c5ee

19 Gennaio 2022
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17 Gennaio 2022

INAD, cos’è e perché è una svolta: ecco come cambierà il nostro rapporto con la PA

L’elenco pubblico dei domicili digitali è un importante passo avanti per i rapporti tra cittadino e PA, nonché una svolta nel processo di digitalizzazione della macchina pubblica. Ecco le novità e i vantaggi.
Il 20 settembre 2021 AgID ha
adottato le Linee guida relative alle modalità di realizzazione e gestione operativa dell’INAD, l’elenco pubblico contenente i domicili digitali.

L’INAD è da considerare come un passo epocale per la digitalizzazione della PA e i suoi rapporti con i cittadini.ù

Inad, cos’è e perché è importante

Il documento è abbastanza snello per chi volesse leggerlo, si tratta di 15 pagine (di cui 13, forse 12, da leggere, togliendo frontespizio, sommario e riferimenti normativi).

L’INAD, modo breve per indicare “l’elenco pubblico contenente i domicili digitali, eletti ai sensi dell’articolo 3-bis, commi 1-bis e 1-ter del CAD dalle persone fisiche nonché dai professionisti e dagli enti di diritto privato non tenuti all’iscrizione in albi, elenchi o registri professionali o nel registro delle imprese”, era atteso da diversi mesi e può costituire un salto importante della pubblica amministrazione nella comunicazione con il cittadino.

La sua presentazione completa un percorso che comprende IPA (indice degli indirizzi delle Pubbliche Amministrazione italiane) e INI-PEC (indice degli indirizzi dei professionisti e delle imprese presenti sul territorio italiano).

I tre elenchi hanno come riferimento nel CAD rispettivamente gli articoli 6 ter (IPA), 6 bis (INI-PEC) e 6 quater (INAD).

INAD è gestito da AGID che vi provvede avvalendosi di InfoCamere S.c.p.A. quale struttura informatica delle Camere di commercio già deputata alla gestione di INI-PEC.

Il suo contenuto è, e sarà, costituito dai domicili digitali.

“Il domicilio digitale è l’indirizzo elettronico eletto presso un servizio di posta elettronica certificata (di seguito PEC) o un servizio elettronico di recapito certificato qualificato, come definito dal Regolamento eIDAS, valido ai fini delle comunicazioni elettroniche aventi valore legale ai sensi dell’articolo 1, comma 1, lettera n-ter del CAD.”

“L’utilizzo del domicilio digitale è disciplinato dagli articoli 3-bis, 6 e 6-quinquies del CAD.”

La definizione indicata sopra ci permette una prima considerazione: INAD potrà contenere come domicilio digitale la PEC o un “servizio elettronico di recapito qualificato” ovvero sarebbe molto efficace in futuro potesse contenere come riferimento “IO” (che è gratuito rispetto alla pec) e che è diventato di larga diffusione negli ultimi 18 mesi, grazie a Cashback Green Pass.

Come viene gestito l’Inad

La registrazione a INAD potrà essere realizzata via web mediante SPID/CIE/CNS come previsto dalla legge in vigore.

Sarà quindi possibile eleggere (ovvero indicare il proprio domicilio digitale, sarà possibile modificarlo e sarà possibile cancellarlo, a meno che si sia iscritti all’INI-PEC.

Infatti INAD nascerà già popolata, ovvero nascerà contenendo già gli indirizzi dei professionisti contenuti in INI-PEC, “trasformati” in persone fisiche.

In particolare: per quanto concerne l’elezione del domicilio digitale, solo i professionisti hanno facoltà di eleggere nell’INAD sia un domicilio digitale professionale sia un domicilio digitale personale. La distinzione tra i due domicili digitali appartenenti al medesimo soggetto è resa evidente all’interno dell’INAD sia all’interessato, al momento dell’elezione del domicilio, sia agli utenti al momento della consultazione dell’INAD.

Inoltre INAD si occuperò della tutela della privacy e della sicurezza informatica dei dati ivi contenuti, nonché della gestione di accessi, log dei dati e tutto quanto richiede un sistema simile (come previsto anche per INI-PEC).

Senza addentrarci troppo nel ragionamento, sarà importante poi valutare con estrema attenzione la validità di quanto inserito in INAD, a livello di domicilio digitale indicato. Questo verrà permesso tramite comunicazione tra INAD e i Gestori dei servizi elettronici di recapito certificato qualificato in relazione alle seguenti possibilità: indirizzo non valido anche per la cessazione o il mancato rinnovo, alla scadenza, del servizio da parte del relativo titolare; casella inibita alla ricezione.

L’accesso a Inad da parte delle PA

Sarà possibile interrogare INAD senza autenticazione mediante interfaccia web da parte di chiunque.

Interessanti sono i passaggi successivi: “Per lo svolgimento dei propri compiti istituzionali i soli soggetti di cui all’articolo 2, comma 2, lettere a) e b) del CAD possono accedere ai medesimi criteri di selezione e ricerca disponibili al generico utente che consulti l’INAD senza autenticazione di cui al paragrafo 2.4 e altresì alle estrazioni multiple di domicili digitali relativi a elenchi di codici fiscali forniti dai medesimi soggetti richiedenti mediante i meccanismi di cooperazione applicativa nel rispetto delle Linee Guida Linee Guida dell’Indice nazionale dei domicili digitali delle persone fisiche, dei professionisti e degli altri enti di diritto privato non tenuti all’iscrizione in albi, elenchi o registri professionali o nel registro delle imprese Versione 1.0 del 15/09/2021 Pag. 12 di 15 sull’interoperabilità; l’accesso a tali funzionalità è a titolo gratuito e prevede autenticazione dei soggetti di cui all’articolo 2, comma 2, lettere a) e b) del CAD”.

Ovvero sarà possibile per le Pubbliche Amministrazioni accedere ad INAD in modalità massiva (api?) previa autenticazione e rispettando i principi di interoperabilità allo scopo di effettuare interrogazioni massive, e il tutto gratuitamente.

Interessante è anche l’interoperabilità associata ad ANPR: al completamento dell’anagrafe unica, i domicili digitali eletti dalle persone fisiche nell’INAD sono trasmessi all’ANPR con cadenza giornaliera, al fine di consentire il suo costante aggiornamento

La consultazione di INAD potrà avvenire in entrambi i casi mediante codice fiscale, che restituisca quindi il domicilio digitale, oppure mediante la tupla “domicilio digitale, codice fiscale e data” che consenta di verificare se alla data indicata il domicilio digitale era correttamente associato al codice fiscale inviato.

Una piccola nota di colore è che il sistema sarà disponibile ogni giorno per 23 ore su 24, per lasciare 1 ora per la gestione dei sistemi. Ovvero una SLA (service level agreement, ovvero il tempo in cui è attivo il servizio sui 365 giorni) circa del 95–96% (pari a 15 giorni di downtime indicativi, essendo 1 ora al giorno ovvero 30 ore al mese), molto al di sotto di quanto ci si aspetterebbe da un servizio pubblico, e in una fascia oraria in cui può essere che i processi massivi della PA lavorino a pieno regime (il downtime è previsto ogni giorno dalle 00.00 alle 01.00, visto che INAD viene aggiornato). Sarebbe auspicabile un miglioramento che permetta comunque la fruizione nei prossimi mesi H24. Anche perché in caso di guasti, attacchi cyber o altro la SLA del 95% potrebbe degradare velocemente.

I vantaggi di Inad

Avere un domicilio digitale permetterà di inviare in tempo reale e con certezza di consegna (e conoscenza dell’ora e data di consegna) a un cittadino una notifica. Inoltre il cittadino non potrà dire che non ha ricevuto la notifica, perché lui stesso dichiara il domicilio digitale e deve tenerlo aggiornato.

Sarà inoltre obbligo per le PA usare prioritariamente il domicilio digitale laddove dichiarato, con un risparmio di notifiche cartacee, consegne manuali porta a porta, e conseguente “inseguimento” del cittadino non onesto che evita la notifica per non dover pagare o si rende irreperibile.

Prendiamo un esempio, che ha generato problemi anche in ambito pagoPA: un cittadino passa con il rosso e gli va inviata la multa. Attualmente si inviano due bollettini pagoPA, uno con sconto del 30% se paga in 5 giorni, l’altro con prezzo pieno se paga dopo i 5 giorni. Purtroppo non è dato sapere quando avviene la notifica (a meno di integrarsi con i sistemi del postalizzatore, cosa non facile) e quindi sarà il cittadino a decidere se “pagare scontato” o “pagare a prezzo pieno” in base alla propria onestà intellettuale e alla conoscenza della normativa, oltre che alla spiegazione inserita nella busta con i due bollettini dalla PA notificante.

Con INAD e il domicilio digitale per le persone fisiche, la notifica sarà immediata e data e ora note, quindi sarà possibile fare il bollettino scontato con scadenza a 5 giorni dalla notifica e il successivo con partenza da “5 giorni + 1 secondo” e quindi non confondere il cittadino. Anzi meglio ancora (l’esempio prima era per fare il discorso a passaggi), sarà possibile cambiare l’importo dell’IUV (identificativo univoco del pagamento pagoPA) associato alla pratica al momento “5 giorni + 1 secondo” e renderlo del 100% dell’importo, mandando un solo bollettino.

Non male, eh?

E questo è solo un piccolo esempio di come anche tramite l’INAD cambierà il dialogo PA-cittadino.

Volendo chiudere il giro con puntualità, una volta pronto un atto amministrativo da notificare, questo verrà mandato alla piattaforma delle notifiche in capo a pagoPA, che leggerà il domicilio digitale a cui inviare notifica con valore legale. La notifica verrà quindi mandata a PEC o IO dicendo che l’atto amministrativo è disponibile sulla piattaforma notifiche.

Originariamente pubblicato su: https://www.agendadigitale.eu/cittadinanza-digitale/inad-cose-e-perche-e-una-svolta-ecco-come-cambiera-il-nostro-rapporto-con-la-pa/

17 Gennaio 2022
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26 Novembre 2021

Il Comune di Fiesco in collaborazione con Consorzio.IT organizza 3 incontri rivolti a tutti i cittadini.

#LibertàDigitale - Il Comune di Fiesco in collaborazione con Consorzio.IT organizza 3 incontri rivolti a tutti i cittadini.

L'iniziativa si inserisce all'interno dell'iniziativa strategica nazionale #RepubblicaDigitale, ecco i temi dei tre incontri e le date:

  • Identità Digitale SPID e CIE - Venerdì 26 Novembre 2021 alle ore 18:30
  • pagoPa e APP IO - Venerdì 3 Dicembre 2021 alle ore 18:30
  • Cybersecurity/Social Network - Venerdì 17 Dicembre 2021 alle ore 18:30

Relatori: Cristian Lusardi e Andrea Tironi 

Il momento dell'incontro è l’ideale per alfabetizzare i cittadini sulla opportunità del digitale, nato dall’esigenza attuale di far convergere le necessità e i doveri della cittadinanza e Pubblica Amministrazione. Spesso, infatti, il cittadino è chiamato ad affrontare le novità della pubblica amministrazione da solo, con l'arte dell'arrangiarsi.

Libertà digitale è un momento formativo in cui il cittadino sente la pubblica amministrazione al suo fianco con una formazione multilivello, l'opportunità di comprendere i nuovi servizi digitali erogati in modo da rendere l’interazione cittadino-comune più semplice.

La partecipazione è aperta a tutti.
L'accesso in sala è consentito esclusivamente ai cittadini muniti di certificazione verde covid-19 (Green Pass)
Per l'ingresso è obbligatorio indossare la mascherina

 

 

 

26 Novembre 2021
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23 Novembre 2021

L’interoperabilità “umana” vera chiave per fare la PA digitale: come realizzarla

Quando si parla di trasformazione digitale della PA, è tramite la collaborazione, l’eliminazione dei silos, la riduzione del potere gerarchico e il potenziamento del potere reputazione e della value creation — quindi con l’interoperabilità umana — che riusciremo ad arrivare a risultati concreti. Ecco come fare
no degli ingredienti fondamentali necessari alla realizzazione degli obiettivi del PNRR sarà l’interoperabilità, ma — attenzione — non parliamo tanto di interoperabilità tecnica, quanto di interoperabilità “umana”.
La sfida culturale nella PA è proprio questa: interoperabilità umana a tutti i livelli, tra strutture centrali e locali, tra pubblico e privato, sia esterna che interna alle strutture. Il resto è “roba tecnica”, quindi che si può risolvere perché rientra nel mondo dei problemi complicati e non complessi.
Ma come realizzarla? Proviamo a spiegarlo.
Indice degli argomenti.

Una definizione di interoperabilità

In particolare (per far sì di conoscerne tutti bene il senso) la definizione di interoperabilità presa dalla Treccani è la seguente:
“Capacità di due o più sistemi, reti, mezzi, applicazioni o componenti, di scambiare informazioni tra loro e di essere poi in grado di utilizzarle. In una società globalizzata che vede una sempre crescente diversità di sistemi e di applicazioni, l’interoperabilità rende possibile lo sviluppo di mercati e sistemi globali, prevenendo gli indesiderabili effetti della frammentazione. In stretta sintesi l’interoperabilità è la chiave di un sano sviluppo della globalizzazione. Essa può essere di tipo tecnico e/o di tipo concettuale.”
Il primo tipo di interoperabilità e sicuramente il più importante, è quella umana.
Il secondo tipo di interoperabilità è quella tecnica.
La seconda è figlia della prima, perché molto più semplice e sviluppabile laddove c’è interoperabilità umana, condizione necessaria per sviluppare quella tecnica.
Ricordiamo infatti la definizione di interoperabilità: “capacità di due o più sistemi, reti, mezzi, applicazioni o componenti” a cui aggiungere, “persone, uffici, ruoli, business unit, gruppi di lavoro, team, dipartimenti, istituzioni” che lavorano insieme, scambiandosi informazioni, per conseguire un obiettivo comune, sia questo un prodotto, un servizio, un progetto, un risultato.

L’interoperabilità umana nella PA

In particolare, nella PA l’interoperabilità umana è l’esatto opposto del concetto di silos che la caratterizza, ovvero delle strutture di isolamento personale e informativo tipico degli ambienti di lavoro di vario tipo, soprattutto di quelli molto grandi, strutturati e burocratizzati. Questi silos si creano grazie a strutture “formali”1 dette anche “organigrammico/gerarchiche” poco flessibili, che portano alla conseguenza che l’informazione per muoversi orizzontalmente debba prima scalare tutta la gerarchia verso l’alto per poi ridiscendere verso il basso.
Il tempo richiesto per questo passaggio di più livelli di persone, nel quale le informazioni vengono filtrate, modificate più o meno coscientemente, cambiate per scelta, le rende non più integre e le rende obsolete e quindi fa perdere loro di valore e potenziale per il ricevente. Quando invece, grazie all’interoperabilità umana, le informazioni si muovono orizzontalmente rimangono fresche, inalterate e utili per generare altre idee e creare “informazioni aumentate”, ovvero “informazioni da informazioni”, “collegamenti da informazioni”, “soluzioni da informazioni”.

I tre livelli di una organizzazione

Si può sopperire a quanto indicato considerato i 3 livelli2 di un’organizzazione.

  1. La struttura formale (organigramma) che facilita la compliance
  2. La struttura informale (l’ambito delle influenze tra individui)
  3. La Value Creation Structure, ovvero come il lavoro viene effettivamente fatto, come accadono le cose sulla base di reputazione Inter-personale ed Inter-teamù

Articolo completo

23 Novembre 2021
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12 Novembre 2021

WEBINAR: “Prime indicazioni sulla predisposizione del bilancio 2022-2024”

WEBINAR: “Prime indicazioni sulla predisposizione del bilancio 2022-2024”

Relatore: D.ssa Elisabetta Civetta - Funzionario ente comunale, Revisore dei Conti
Venerdì 26 novembre 2021 - Dalle ore 10.00 alle 12.00

Presentazione del corso

La predisposizione del bilancio di previsione 2022-2024, anche quest’anno, si preannuncia alquanto difficoltoso in relazione alla stima degli effetti derivanti dall’emergenza sanitaria Covid-19 sia per il quadro normativo che rimane sempre complicato.
Attraverso un’analisi della normativa vigente e delle novità in itinere, il corso di formazione ha l’obiettivo di fornire le prime indicazione per la programmazione 2022-2024.
Lo spazio dato alle domande dei partecipanti su casi pratici di comune interesse costituirà un elemento di ulteriore studio e confronto.

Contenuti del corso

  • Analisi quadro normativo di riferimento
  • Bilancio di previsione: termine per l’approvazione del bilancio;
  • L’applicazione al bilancio di previsione dell’avanzo di amministrazione presunto;
  • Entrate tributarie: impatto emergenza Covid-19 sullo stanziamento delle entrate tributarie;
  • Fondo solidarietà comunale 2022, fondo Imu-tasi e la conferma del vincolo di destinazione
  • Fondi Covid: cosa rimane e cosa scompare, il fondo funzioni fondamentali
  • Trasferimenti correnti statali
  • Entrate in conto capitale: i trasferimenti per il rilancio degli investimenti
  • Destinazione oneri di urbanizzazione
  • Anticipazione di tesoreria e anticipazioni di liquidità
  • Fondo crediti dubbia e difficile esigibilità
  • Accantonamento Fondo garanzia debiti commerciali
  • Analisi delle altre disposizioni di interesse degli enti locali

 

12 Novembre 2021
accessibilità
14 Settembre 2021

Corso ACCESSIBILITA' dei siti web

In vista della prossima scadenza in merito alla dichiarazione di accessibilità indicata da Agid, Consorzio.IT ha organizzato un appuntamento dedicato al tema ACCESSIBILITÀ dei siti web

Il corso sarà tenuto da ROBERTO SCANO massimo esperto in materia di Accessibilità dei siti web in Italia: è consulente, tra gli altri, di AGENZIA PER L'ITALIA DIGITALE,  SEGRETARIATO GENERALE DELLA PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA,  COMMISSIONE EUROPEA.

Il tema dell’accessibilità ha un impatto importante nelle comunicazioni digitali, in particolare nell’erogazione dei servizi on line. Chiunque ha il diritto di accedere ad informazioni e servizi erogati dalle pubbliche amministrazioni, senza alcuna discriminazione. Da anni esistono normative e regole tecniche in materia di accessibilità web e mobile, che richiedono all’amministrazione una riorganizzazione tecnica ed operativa al fine sia di rispondere agli adempimenti previsti (esempio: obblighi di pubblicazione delle dichiarazioni e obiettivi di accessibilità), sia di mantenere il livello di qualità raggiunto, con adeguata conoscenza da parte del personale delle tecniche per garantire documenti e comunicazione accessibile a tutti.

Lo scopo dell'attività formativa è di fornire una panoramica sugli adempimenti normativi nonché indicazioni tecnico-pratiche per soddisfare gli stessi al fine di garantire una PA inclusiva e non discriminatoria verso le persone con disabilità.

Il corso ha una durata totale di 9 ore, è stato suddiviso in 3 appuntamenti di 3 ore ciascuno ed erogato in modalità FAD-formazione a distanza.

Si andranno a sviluppare i seguenti temi:  

  • Venerdì 17 Settembre 2021 dalle 09:00-12:00 - Gli obblighi normativi per l’accessibilità, ovvero una sessione formativa dedicata alla legislazione e normazione tecnica vigente, per comprendere al meglio gli adempimenti e le responsabilità all’interno dell'amministrazione in tema di accessibilità ICT. 
  • Mercoledì 22 Settembre 2021 dalle 14:00-17:00 - Documenti digitali e accessibilità, ovvero una sessione formativa dedicata alla gestione del documento informatico secondo le regole di accessibilità, con esempi pratici e interazione con i discenti al fine di fornire indicazioni sulla corretta predisposizione di documenti digitali accessibili.
  • Mercoledì 06 Ottobre 2021 dalle 09:00-12:00  -  Contenuti web e accessibilità, ovvero una sessione formativa dedicata alla conoscenza delle linee guida WCAG 2.1 (riferimento per la normativa nazionale in materia di accessibilità) specificatamente per la creazione e gestione di contenuti accessibili con uso di strumenti e tecniche per verificare i siti web rispetto alle vigenti regole in materia di accessibilità.

PER INFORMAZIONI E ISCRIZIONI SCRIVI A info@consorzioit.net

14 Settembre 2021
29 Luglio 2021

PNRR, tra progetti e attuazione: vincoli reali e vincoli “immaginari” della nostra PA

Vincoli hard (risorse e tecnologie), vincoli soft (skill e formazione) e vincoli culturali…quali sono gli ostacoli che potrebbero intralciare la messa a terra del PNRR? E come affrontarli? Una riflessione a cura di Andrea Tironi, project manager Digital Transformation, Consorzio.IT

I vincoli di un sistema possono essere di tre tipi: hard, soft e culturali. I vincoli di tipo hard sono quelli relativi alle risorse e alle tecnologie di base. Quelli soft sono relativi alle skill e alla formazione, oltre che all’individuo. Quelli culturali sono relativi alle organizzazioni. Vediamo se e come questi aspetti rischiano di vincolare la PA per la messa a terra del PNRR.

I vincoli hard (risorse e tecnologie) in realtà non esistono, per due motivi. Il primo è che le risorse economiche ci saranno. Il Presidente del consiglio, Mario Draghi, il 22 giugno ha parlato chiaramente di “spendere tutti i fondi a disposizione bene e con onestà”. Mario Draghi conosce bene l’importanza delle parole, l’ha provato per otto anni alla BCE nei discorsi che teneva nella conferenza stampa dopo il meeting del board. Quindi, se nella stessa frase ha messo insieme le tre parole che abbiamo evidenziato in grassetto, credo che ci siano dei buoni motivi. Tutti, perché il rischio è di non spendere i fondi (né questi né, attenzione, quelli europei del settennato 2021–2027). Quindi ribadiamo, non c’è un problema di mancanza di fondi, anzi abbiamo il problema di come spenderli seguendo i parametri fissati per l’erogazione. Bene, ovvero spendere i soldi per generare cambiamento e impatto, non facendo “cattedrali fisiche o virtuali nel deserto”. Con onestà, perché 209 miliardi non sono bruscolini, fanno gola a molti, se non tutti, e non tutti sono pronti a spenderli bene e con onestà. Insomma, i vincoli economici che sono stati un ostacolo dopo la crisi del 2008 fino al Covid-19, ovvero la mancanza di soldi per investimenti e cambiamento, con il PNRR non ci sono più.

Passiamo quindi al secondo vincolo hard: le tecnologie. L’“alibi della tecnologia” può essere esemplificato in una serie di frasi che temo tutti sentiamo ogni giorno: “il computer non va”, “non va niente da quando usiamo questi mezzi digitali”, “oggi non va internet”, “questi cosi (smartphone) non funzionano mai”. Nel 10% dei casi queste frasi segnalano un problema reale e nel 90% dei casi una mancanza di cultura digitale, ovvero l’incapacità dell’individuo di usare gli strumenti che ha a disposizione. Ecco, siamo arrivati al punto in cui dobbiamo lavorare per saperli usare meglio, perché la pandemia ci ha mostrato che se vogliamo evolvere come società dobbiamo (e siamo in grado di farlo) essere digitali.

La tecnologia, quindi, non è un vincolo per due motivi:

  • c’è tutta la tecnologia che ci serve per cambiare la società e la PA nei prossimi anni, si tratta solo di saperla usare;
  • il vero tema non è che manca la tecnologia, ma saperla usare e creare cultura digitale.

Quindi, come dicevamo all’inizio, i vincoli hard non ci sono. Smettiamola di usare alibi e dire che i problemi sono i soldi o la tecnologia: i primi ci sono, e abbiamo il problema di spenderli; mentre la tecnologia che serve alla PA per cambiare non riguarda AI, blockchain e quantum computing (se non in piccola parte), ma documenti digitali, firme digitali, software cloud, tutte tecnologie che hanno almeno 15 anni di consolidamento.

Vincoli Soft

I vincoli soft sono quelli del singolo essere umano, ovvero le conoscenze che sono necessarie per cambiare. Sebbene si continui a parlare di “mancanza di conoscenze e competenze digitali” non credo sia questo il vincolo più grande per la PA e in generale per noi italiani. Il primo vincolo e il più grande lo indicava già Diego Piacentini in un’intervista al Foglio del 2017: “Altra complessità inizialmente non prevista sono i personalismi. Molta gente non ha il coraggio di concordare su un’opinione anche quando è giusta. Molti vogliono far valere le proprie idee anche quando sanno che sono sbagliate pur di affermare la propria posizione. Sono poche le persone con cui lavoriamo che dicono: ok, questa è la strada giusta, seguiamola. Molti invece devono imporre la loro presenza perché altrimenti perdono il loro ruolo, perdono il loro valore. Questa cosa è molto forte in Italia. Lavorando per Amazon sono stato esposto a decine di paesi, sono stato in Cina cinquanta volte, trenta in India, e tra i paesi a cui sono stato esposto l’Italia è quello che ha il minor senso del bene comune, della cosa comune, di fare qualche cosa per il bene del paese o per il bene della comunità. Non è istintivo, non è nel nostro dna”.

In sostanza, a noi italiani non interessa fare la cosa che serve, se questa lede: il nostro ego, il senso del ruolo che abbiamo, il senso di noi stessi che associamo al ruolo, il senso di esercizio del potere. Non è un vincolo da poco…difficile ragionare a un tavolo con persone il cui obiettivo non è risolvere, ma non vedere lesa “la reale maestà del proprio ego+ruolo”. Diego Piacentini recentemente apparso al DLD (Digital Life Design) Conference e lì intervistato, ha detto che la skill che ha migliorato maggiormente al tempo del Team Digitale è “l’esercizio della pazienza nelle discussioni con persone irragionevoli”. Speriamo che questo aspetto sia cambiato nella nostra PA. Se così non fosse, è un cambiamento che sicuramente ci serve, quanto e più delle competenze digitali.

[CONTINUA LA LETTURA]

29 Luglio 2021
16 Luglio 2021

Interviste e presentazioni

Il Cremasco unito anticipa l’arrivo della fibra ultraveloce di 4 anni rispetto al piano iniziale di cablaggio previsto nell’area territoriale di competenza. Open Fiber, il "modello cremasco" accelera il piano Banda Ultralarga

 ANSA
Open Fiber:da smartworking a Dad fibra sempre più necessaria

 - ANSA
Open Fiber: modello cremasco accelera piano banda ultralarga

22 Maggio 2020 - CREMONA1

Gennaio 2020 - LA PROVINCIA

 

16 Luglio 2021